Domenica 2 agosto, ore 17:30, Monte Folgorito

In collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo

Scanzonati Festival Musica sulle Apuane 2020

Scanzonati, concerto per trio e voce disturbante

Gabriele Mirabassi, clarinetto
Nando di Modugno, chitarra
Pierluigi Balducci, basso
David Riondino, voce

Scanzonati.
Concerto per trio e voce disturbante, è il titolo del progetto tra musica e poesia realizzato da un inedito trio, composto da clarinetto chitarra e basso, che suggella l’incontro tra il jazzista umbro e due musicisti pugliesi, Nando Di Modugno alla chitarra e Pierluigi Balducci al contrabbasso, in arte Gli amori sospesi, disturbati dalle incursioni dell’attore toscano David Riondino.

“Amori sospesi” è il punto di partenza: un viaggio magico dalla Patagonia a Rio de Janeiro, caratterizzato dall’intersecarsi di jazz, folklore ed echi della tradizione classica. Da questa preziosissima base nasce l’incrocio con la sorprendente vena ironica di David Riondino, in scena, più che come ospite, come disturbatore, ispirato da quello “straordinario dissipatore di se stesso e del suo talento” che fu Ernesto Ragazzoni: poeta dei buchi nella sabbia e delle pagine «invisibilissime» (cioè non scritte).

Gli amori sospesi è il punto di partenza, un trio composto da clarinetto chitarra e basso, tutti e tre rigorosamente acustici e soprattutto di legno che suggella l’incontro tra me , umbro e due straordinari musicisti pugliesi, Nando di Modugno e Pierluigi Balducci il tanto che ci accomuna è curiosamente lo stesso che ci differenzia: stesso legno, altre forme, stesso olio, altre olive, un antichità di pietra, altro colore….il mare no, quello proprio mi manca e basta!

Quello che indiscutibilmente ci unisce è la voglia di fare musica insieme, musica che rifletta i valori musicali in cui ci riconosciamo profondamente. Il gusto per le belle melodie prima di tutto, di quelle che si portano a casa e ci seguono nella vita quotidiana o che rimangono ad aspettarci quando le sensazioni speciali alle quali si sono volute aggrappare tornano a farci visita. Poi il ritmo, duttile, al quale reggersi per stare insieme davvero, capace sia di portarci lontano con lo swing di un treno in corsa, come ci hanno insegnato i grandi maestri afroamericani, sia di esplorare lo spazio palmo a palmo, muovendosi per cerchi concentrici, come un grande respiro, quello della musica da camera europea.

Ci piace la musica raffinata e sofisticata, é vero, ma non crediamo affatto che questi due termini siano antitetici all’altra qualità essenziale che la musica deve avere, quella dell’immediatezza, come invece una retorica di bassa lega sempre più radicata in questi nostri tempi sembra voler raccontare. Vivo con sempre maggiore insofferenza la rappresentazione caricaturale secondo la quali il musicista dovrebbe essere o preda di una supposta e incontrollabile ispirazione alla quale la sua anima sensibile non può che abbandonarsi, regalando al pubblico emozioni e sentimenti autentici ed immediati, oppure figure mistiche e ieratiche che alimentano la distanza fra il loro essere eletti ed il pubblico con oscure ed esoteriche ritualità. Un grandissimo e purtroppo negletto poeta italiano di inizio secolo, Ernesto Ragazzoni mi ha fornito le parole migliori per descrivere il mio posizionamento rispetto a tutto cio: “ Io …fo buchi nella sabbia”!!!

Se ne vedono nel mondo che son osti… cavadenti boja, eccetera… (o, secondo le fortune grand’Orienti). C’è chi taglia e cuce brache, chi leoni addestra in gabbia, chi va in cerca di lumache…
Io… fo buchi nella sabbia.
I poeti anime elette, riman laudi e piagnistei per l’amore di Giuliette di cui mai sono i Romei! I fedeli questurini metton argini alla rabbia dei colpevoli assassini…
Io… fo buchi nella sabbia.
Sento intorno sussurrarmi che ci sono altri mestieri… Bravi… A voi! Scolpite marmi, combattete il beri-beri, allevate ostriche a Chioggia, filugelli in Cadenabbia, fabbricate parapioggia
Io… fo buchi nella sabbia.
O cogliate la cicoria e gli allori. A voi! Dio v’abbia tutti quanti, in pace, e gloria!
Io… fo buchi nella sabbia.

Ernesto Ragazzoni (1870-1920)

 

Voglio dire che la musica è più bella, più importante, lei si più sacra di chi la fa, il nostro dovere è volergli bene, accudirla non tradirla….per il resto io… fo buchi nella sabbia. Mi è piaciuta l’idea di mettere in piazza, più che in scena questo nostro piccolo disincanto e mi è sembrato più che naturale rivolgermi a Ragazzoni e a colui che me lo ha fatto scoprire, David Riondino, col quale condividiamo una larga fetta di passioni e interessi, oltre a questa gran voglia di conoscere, leggere, vedere e ascoltare sempre alla ricerca di quella leggerezza che Calvino così mirabilmente esalta nelle sue lezioni americane. Ne è venuto fuori un invito, semplice e cordiale come un invito a cena, dove David partecipa al nostro concerto come se fosse un quarto musicista ospite. Condivide con noi sedia leggio e microfono, senza la pretese di pretestuose messinscena o contaminazioni di linguaggi, interviene suonando con noi il suo semplice quanto potente strumento :la parola.

Una Parola
Parola prima Una parola sola, la cruda parola Che vuol dire Tutto Prima che si capisca, parola Parola viva Parola con temperatura, parola Che si produce Muta Fatta di luce più che di vento, parola Parola docile Parola d’acqua per qualsiasi confine Che si mette in secchio, in verso In dolore Qualsiasi forma per restare parola Parola mia Materia, mia creatura, parola Che mi conduce Muto E che mi scrive disattento, parola Forse di notte Quasi-parola che uno di noi mormora Che lei mischia le lettere che io invento Altre pronunce del piacere, parola Parola buona Non per fare letteratura, parola Più da abitare Fondo Il cuore del pensiero, parola.

(Chico Buiarque de Hollanda)

 

E dire che prima di conoscerlo di persona in realtà il buon Riondino è stato per me fonte di amarezze e frustrazioni indicibili. Ho passato infatti anni a cercare di portare qui da noi quel mondo musicale inaudito che ho scoperto frequentando il Brasile e mi sono sempre scontrato con un muro di stereotipi , il più persistente e sgradevole dei quali generato dal personaggio che lo portò al successo popolare nelle sue giovanili apparizioni al Maurizio Costanzo show, Joao Mesquinho, padre del movimento poetico del constatazionismo prendeva in giro Vinicius de Moraes , Toquinho e compagnia cantante intonando demenziali filastrocche a tempo di bossa nova intercalate da quel u gegè u gegè che dopo tanti anni ancora inevitabilmente risuona in generazioni intere di italiani al pensiero generico dell’artista brasiliano. Adesso poter invitare Joao Mesquinho sul palco con noi ha rappresentato finalmente la piena elaborazione dell’annoso disagio che mi aveva procurato. Insieme a Ragazzoni, Chico Buarque, oscuri poeti sudamericani e pezzi storici del suo repertorio, David contrappunta la nostra scaletta i in veste di coinvolto , stralunato ma sempre rispettoso disturbatore, imprimendo alla serata repentini cambi di registro che finiscono per valorizzare la sostanziale “seriosità” della nostra musica. Alla fine se riusciamo a qualificare il nostro stare insieme una serata senza prenderci troppo sul serio, ma pronunciando suoni e parole belle e, emozionanti e perchè no divertenti abbiamo raggiunto lo scopo, allo stesso tempo minimo e grandioso che ci siamo proposti, fermo restando che comunque io…fo buchi nella sabbia. Gabriele Mirabassi